La domanda di adozione è in realtà una disponibilità all’adozione e può essere presentata da persone che abbiano contratto matrimonio da almeno tre anni (nel computo del triennio si contano anche gli anni di eventuale convivenza more uxorio purché comprovati.) (art. 6 L. 184/83)  La domanda va presentata al Tribunale per i Minorenni presso cui si intende procedere e i coniugi, che ne hanno la facoltà, possono presentare la propria disponibilità in più di un Tribunale anche diverso da quello competente per residenza. La domanda presentata in carta semplice deve essere accompagnata da alcuni documenti: certificato di nascita dei richiedenti; stato di famiglia; dichiarazione di assenso all’adozione da parte dei genitori dei coniugi o in caso di decesso, il certificato di morte; certificato del medico di base che attesti la buona salute di entrambi i coniugi; modello 101 o 740 o busta paga; certificato del Casellario giudiziale dei richiedenti; dichiarazione che attesti lo stato di non separazione dei coniugi, alcuni esami clinici (per attestare la buona salute complessiva dei futuri genitori) Sana costituzione psicofisica accertata da struttura pubblica, da cui risulti l’esclusione di affezioni TBC, veneree, cardiovascolari ed HIV.

La domanda di adozione nazionale ha una validità di tre anni a partire dalla data di deposito presso la cancelleria del Tribunale ed è rinnovabile dopo la sua scadenza.

Presupposto per la dichiarazione dello stato di adottabilità di un minore è l’accertamento dello stato di abbandono in cui lo stesso si trova, in quanto privato dell’assistenza morale e materiale da parte dei genitori e dei parenti che sono tenuti a provvedervi, ovvero, quelli entro il 4° grado (artt. 8, 9, 11, 12, 13 della L. 184/83).

E’ importante sapere che l’adozione rappresenta l’extrema ratio poiché è necessario tener presente l’interesse del minore di essere educato nell’ambito della propria famiglia d’origine.

La modifica introdotta dalla L. 149/2001 è ufficialmente entrata in vigore il 1 luglio 2007 ha reso obbligatoria sin dall’inizio del procedimento di adottabilità la difesa tecnica di tutte le parti, compreso il minore.

Il Tribunale a fronte di un minore in stato di abbandono sceglie tra tutte le coppie che hanno presentato domanda di adozione, quella più adatta alla situazione (anche in base alla differenza di età tra adottanti e adottando che non può essere inferiore a 18 anni e maggiore di 45 anni).

Partendo dal presupposto che è interesse del minore quello di essere educato nell’ambito della propria famiglia di origine, anche nel caso in cui la famiglia naturale si sia rivelata inadeguata a crescere un bambino e si inneschi la procedura di adozione, esiste quello comunemente definito  il rischio giuridico che consiste nella possibilità che il minore possa ritornare alla famiglia di origine (genitori o parenti sino al 4° grado) qualora gli stessi abbiano dato dimostrazione di un recupero delle proprie capacità genitoriali. Il tempo necessario perché si risolva il rischio giuridico non è facilmente determinabile dipendendo e i tempi, si prolungano notevolmente. E’ chiaro che in questa ottica il rischio giuridico non è quello che il minore torni nella propria famiglia ma che venga adottato.

Il rischio giuridico è sempre presente anche nel caso di adozione di minori abbandonati e non riconosciuti alla nascita. I genitori hanno, la possibilità di riconoscere il neonato entro 10 giorni dalla nascita. Trascorso questo termine se non è intervenuto il riconoscimento, il Tribunale dei Minori cerca una coppia a cui affidare il bambino. Il rischio giuridico, in questo caso, permane per circa due mesi.

La fase successiva è l’affido preadottivo, per il quale è necessario il consenso del minore (art. 7) che abbia compiuto 14 anni; il minore di età superiore a 12 anni deve essere sentito (anche di età inferiore, qualora il giudice lo ritenga opportuno). L’affidamento preadottivo ha una durata di 1 anno e può essere prorogato. La revoca interviene qualora si verifichino gravi difficoltà nella convivenza. Nel di questo periodo la coppia è seguita dai Servizi Sociali. Al termine di questo periodo, il Tribunale emette il decreto di adozione.

Avverso la sentenza che dichiara se fare luogo o non fare luogo all’adozione (art. 26 L. 184/83) può essere proposta impugnazione davanti la sezione minorenni della Corte d’Appello da parte del Pubblico Ministero, degli adottanti e dal tutore del minore, entro 30 giorni dalla notifica della sentenza stessa. Avverso la sentenza della Corte d’Appello è proponibile ricorso in Cassazione, sempre entro 30 giorni dalla notifica della sentenza d’appello per i soli motivi di cui al primo comma, n. 3, dell’Art. 360 del codice di procedura civile.

La sentenza che pronuncia l’adozione, divenuta definitiva, viene trascritta immediatamente nel registro di cui all’art. 18 (registro conservato presso la cancelleria del Tribunale per i minorenni) e comunicata all’ufficiale dello stato civile del comune di nascita del minore, che lo annota a margine dell’atto di nascita dell’adottato

Per quanto riguarda la procedura di adozione internazionale, il percorso è il medesimo indicato per l’adozione nazionale con la differenza che il Tribunale dovrà emettere un decreto di idoneità. La coppia ritenuta idonea all’adozione, deve dar corso alla procedura attraverso uno degli enti autorizzati entro un anno dall’emissione del decreto di idoneità, pena la nullità.

Dopo l’invio della documentazione che ciascun paese richiede avverrà l’abbinamento con uno o più bambini. Questa fase della procedura prevede il coordinamento tra le varie autorità al fine di consentire da un lato l’emanazione del provvedimento da parte dell’autorità estera, dall’altro la verifica della corrispondenza dell’adozione ai criteri previsti dalla convenzione dell’Aja in materia da parte dell’autorità italiana, la quale, solo all’esito positivo, potrà autorizzare l’ingresso del minore nel territorio dello Stato. Infine il Tribunale per i minorenni provvederà alla trascrizione dell’adozione la quale determinerà per il minore adottato l’acquisto della cittadinanza italiana.